Concerto del Ricordo

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Ades Monza-Brianza organizza, sabato 28 febbraio, il “Concerto del ricordo”, dedicato alla commemorazione dei martiri delle foibe e degli esodati istriani, giuliani e dalmati. Per tutta la serata, la musica alternativa di oggi e di ieri porterà in note e in parole le testimonianze e le emozioni vissute da decine di migliaia di civili costretti, a guerra finita, a fuggire dalla loro patria e dalle loro case per scampare all’eccidio perpetrato dalla polizia jugoslava e dai partigiani titini ai danni di ogni persona di etnia italica. L’evento sarà, a settant’anni dall’inizio di quella triste pagina di storia italiana, un modo per stringersi idealmente con le vittime di quel massacro, conservandone la memoria per tramandarla a chi verrà dopo di noi.
Da oggi sarà aperta la prevendita che si potrà effettuare on line a questa pagina. Per info su prenotazioni è attiva la mail giornodelricordo@lealta-azione.it.

Concerto del Ricordo

Garbagnate: ”la voce delle onde”, una serata di testimonianze sull’esodo istriano

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Una serata per tornare a riflettere sul dramma dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati e delle vittime delle foibe. La giornata del ricordo, che ricorre il 10 febbraio, è stata istituita con la legge n.92 del 30 marzo 2004 per rievocare questo triste avvenimento delle pagine di storia italiana. A Garbagnate Monastero nella serata di mercoledì 18 febbraio è stato organizzato ‘La voce delle onde’, un incontro di approfondimento sul tema presso la sala consiliare. Appese al lungo tavolo spiccavano, accanto al tricolore, le bandiere istriane, fiumane e dalmate a ricordare l’origine italiana di questi popoli.

Da sinistra Roberto Stanzone, Giuseppe Lentini, Daniele Ponessa,
il sindaco Sergio Ravasi e il consigliere Fabrizio Simone

Dopo i saluti del consigliere Fabrizio Simone che ha curato l’organizzazione della serata, la parola è passata al sindaco Sergio Ravasi. “Sono contento che la sala sia piena perché significa che quello che é successo é sentito, nonostante per 60 anni non si sia mai parlato di questo avvenimento. E’ doveroso che questi eventi siano raccontati non solo ai ‘vecchi’ ai giovani in modo che siano da monito per il futuro”.
Daniele Ponessa,presidente dell’associazione Ades Monza, si è occupato di fare un cappello storico ricostruendo brevemente la geografia di quei luoghi che anticamente erano terre romane, come dimostra, ad esempio, la presenza di un’arena a Pola.

Verso la fine dell’Ottocento queste terre sono passate sotto il dominio di Venezia e, poi, sotto il regno napoleonico. Con il Congresso di Vienna del 1815 questi luoghi sono stati quindi ceduti agli austriaci, che ne hanno mantenuto il dominio fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando un gruppo di irredentisti ha cominciato a rivendicarne l’identità italiana. Un sentimento mai sopito, quello dell’essere italiani, tanto che al termine della seconda guerra mondiale, quando il trattato di pace di Parigi tra l’Italia e le potenze vincitrici aveva decretato la cessione dell’Istria e di parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia, circa 350 mila esuli si sono separati dalle terre d’origine. “Loro sono stati italiani due volte: la prima per nascita e la seconda per scelta perché non volevano restare slavi” ha commentato Ponessa.

“Nel 1946, quando avevo due anni, sono salito sul piroscafo ‘Toscana’ con la mia famiglia, composta da otto persone. Abbiamo dovuto lasciare tutto e siamo sbarcati a Taranto, dove sia mo stati accolti nelle case di legno. Non avevamo in realtà una casa: si dormiva uno sull’altro, mentre d’estate si dormiva fuori, correndo il rischio di essere morsicati dalle ‘pantegane’. Questo per mesi, poi ci hanno dato una casa popolare di 40 mq. Potete immaginare come si viveva in otto” ha ricordato Giuseppe Lentini, esule di Pola residente a Garbagnate Monastero. “Noi siamo esuli, non profughi. Pensavamo di dover tornare a casa, invece non siamo più tornati. I miei genitori questa cosa l’avevano capita tanto che avevano gettato le chiavi di casa in mare. Non siamo partiti con i soldi, non avevamo niente in tasca. Le poche masserizie che avevamo portato via da Pola, non ci é stato permesso portarle con noi”.

La testimonianza di Lentini ha rievocato l’esperienza attraverso il racconto che ha sentito dalla sua famiglia. “Io e altri miei fratelli siamo giunti qui al nord, ma eravamo visti come estranei eppure avevamo pagato per tutta l’Italia i danni della guerra. Quando siamo arrivati con il treno a Bologna, il capostazione non ha lasciato scendere nessuno, nemmeno le mamme per prendere il latte per i neonati. Venivamo quasi presi per banditi”.

Roberto Stanzione, presidente della comunità lecchese degli esuli giuliano-dalmati e residente a Valmadrera, aveva invece 17 anni al momento dell’allontanamento dalla sua abitazione. Aveva sempre con sé il tricolore perché “la bandiera è il segno che mi ha identificato e formato. Il patriottismo é un senso di amore, attaccamento alla tradizione, cultura, alla famiglia e alla religione. La patria é qualcosa che non vediamo, ma sentiamo se siamo capaci di immedesimarci nei valori che rappresenta. E io sono orgoglioso di essere italiano”.

La serata si è conclusa con la presentazione del fondo Cristian Pertan (un ufficiale dei paracadutisti della folgore di origine istriana) che ha lo scopo di sostenere l’italianità nelle terre di Istria, Quarnaro e Dalmazia raccogliendo libri, nuovi ed usati, per istituire librerie in quei territori dove ancora oggi vivono comunità italiane.
A ricordo di questa giornata, presso la sede della biblioteca comunale è inoltre possibile vedere, fino al 28 febbraio, una mostra fotografica sulla storia del confine orientale organizzata grazie alla collaborazione dell’associazione ‘Militia Como’.

Michela Mauri
Fonte originale: CasateOnline

La memoria storica delle foibe e dell’esodo degli italiani di Istria, Fiume e della Dalmazia

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Nell’ambito delle celebrazioni della Giornata del Ricordo istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 per ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo, l’Associazione A.D.ES. (Amici e Discendenti degli Esuli), in collaborazione con Fronte Universitario, vi invita all’incontro che si svolgerà mercoledì 18 febbraio presso l’Università degli Studi di Milano alle ore 14.30.
Per info contattaci per email alla casella ades@adesmonzabrianza.it.

La memoria storica delle foibe e dell'esodo degli italiani di Istria, Fiume e della Dalmazia

Una legge per ricordare

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Il pensiero di chi ha difeso la memoria e finalmente ha ottenuto il riconoscimento legislativo auspicato e meritato

“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Questo dice la legge che nel 2004 istituiva il Giorno del Ricordo. Solamente nel 2004, a quasi 60 anni di distanza da quei tragici eventi che colpirono una parte d’Italia. Perché è bene ricordare che le terre d’Istria Fiume e Dalmazia erano Italia. Ci hanno portato via, con una brutalità inaudita, un pezzo d’Italia.

Sessant’anni di vergognoso silenzio. Nessuno parlava di foibe ed esodo. Nessuna conferenza nessun convegno pubblico, men che meno nelle scuole. Quello che è successo sul finire della seconda guerra mondiale nelle terre d’Istria Fiume e Dalmazia, è una vera e propria pulizia etnica compiuta ai danni degli italiani dai partigiani comunisti titini, che avevano l’ordine di indurre i nostri connazionali ad andare via con pressioni di ogni tipo. E poi il dramma delle foibe, cavità tipiche del territorio carsico. Inghiottitoi, profondi anche centinaia di metri, in cui furono gettati circa 10 mila italiani, spariti nelle viscere della terra.

E se in Istria c’erano le foibe, in Dalmazia gli italiani venivano prelevati, portati al largo delle coste e gettati in mare con braccia e gambe legate. Dovevano far sparire gli italiani e cosi hanno fatto. La popolazione non poteva vivere nel perenne terrore e così si ebbe un esodo di massa: 350 mila italiani abbandonarono quelle terre. Abbandonarono le proprie case, i propri monumenti, i propri cimiteri, abbandonarono tutto per non rinunciare all’Italia. Infatti gli esuli, come amano definirsi, sono italiani 2 volte: una per nascita e una per scelta. E c’è ancora chi nega tutto questo e purtroppo ci sono istituzioni che danno loro spazio, anche oggi, nel 2015. Ma noi non dimentichiamo e continueremo a mantenere vivo il Ricordo. Lo dobbiamo fare per le migliaia di nostri connazionali morti, la cui unica colpa era quella di essere italiani.

Daniele Ponessa (A.D.ES delegazione Monza e Brianza)

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