11 febbraio a Firenze

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Progetto Firenze Dinamo vi invita alla conferenza organizzata da A.D.ES. Associazione Amici e Discendenti degli Esuli Giuliano – Dalmati in ricordo del dramma delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata ed istriano.

Sabato 11 Febbraio, ore 17:00

Con la testimonianza diretta di
Miriam ANDREATINI SFILLI (esule e portavoce ANVGD Firenze)

Intervengono

  • Domenico del Nero (Giornalista e Presidente Progetto Firenze Dinamo)
  • Jacopo Alberti (Consigliere Regionale Lega Nord)

Via M. Pagano 12 – Firenze
Zona Piazza delle Cure

La voce delle onde – Garbagnate Monastero (LC)

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In occasione del Giorno del Ricordo 2016, in collaborazione con Ad Maiora Leucum :

Venerdi’ 19 febbraio, ore 21

LA VOCE DELLE ONDE

  • Presentazione del libro “Foibe: una storia italiana” a cura dell’ autore Federico Goglio
  • Intervento da parte di Daniele Ponessa presidente dell’ associazione A.D.ES. Delegazione di Monza Brianza

Per ricordare il dramma avvenuto nei territori di Istria, Fiume e Dalmazia in cui vennero uccisi nelle foibe o costretti all’ esodo migliaia di nostri connazionali.

C/O Sala consiliare del Comune di Garbagnate Monastero (LC) in Viale Brianza 10

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“Esodo e Foibe: la storia dimenticata” a Firenze

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Ecco il programma per il Giorno del Ricordo in Regione Toscana, mercoledì 10 Febbraio 2016, ore 17:30 presso il SALONE DELLE FESTE, Palazzo Bastogi, Via Cavour 18 a Firenze.

A.D.ES. (Associazione degli Amici e Discendenti degli Esuli) in collaborazione con il Gruppo Consiliare in Regione Toscana Lega Nord, e con la partecipazione dell’A.N.V.G.D. (Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia) presentano:

ESODO E FOIBE: LA STORIA DIMENTICATA

Porteranno i saluti e introdurranno:
  • Manuel Vescovi – Capogruppo Lega Nord Regione Toscana
  • Jacopo Alberti – Consigliere Regionale Lega Nord

Interverranno:

  • Domenico Del Nero – Giornalista e Presidente Progetto Firenze Dinamo
  • Guido Brazzoduro – Presidente dei Fiumani in Esilio

Garbagnate: ”la voce delle onde”, una serata di testimonianze sull’esodo istriano

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Una serata per tornare a riflettere sul dramma dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati e delle vittime delle foibe. La giornata del ricordo, che ricorre il 10 febbraio, è stata istituita con la legge n.92 del 30 marzo 2004 per rievocare questo triste avvenimento delle pagine di storia italiana. A Garbagnate Monastero nella serata di mercoledì 18 febbraio è stato organizzato ‘La voce delle onde’, un incontro di approfondimento sul tema presso la sala consiliare. Appese al lungo tavolo spiccavano, accanto al tricolore, le bandiere istriane, fiumane e dalmate a ricordare l’origine italiana di questi popoli.

Da sinistra Roberto Stanzone, Giuseppe Lentini, Daniele Ponessa,
il sindaco Sergio Ravasi e il consigliere Fabrizio Simone

Dopo i saluti del consigliere Fabrizio Simone che ha curato l’organizzazione della serata, la parola è passata al sindaco Sergio Ravasi. “Sono contento che la sala sia piena perché significa che quello che é successo é sentito, nonostante per 60 anni non si sia mai parlato di questo avvenimento. E’ doveroso che questi eventi siano raccontati non solo ai ‘vecchi’ ai giovani in modo che siano da monito per il futuro”.
Daniele Ponessa,presidente dell’associazione Ades Monza, si è occupato di fare un cappello storico ricostruendo brevemente la geografia di quei luoghi che anticamente erano terre romane, come dimostra, ad esempio, la presenza di un’arena a Pola.

Verso la fine dell’Ottocento queste terre sono passate sotto il dominio di Venezia e, poi, sotto il regno napoleonico. Con il Congresso di Vienna del 1815 questi luoghi sono stati quindi ceduti agli austriaci, che ne hanno mantenuto il dominio fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando un gruppo di irredentisti ha cominciato a rivendicarne l’identità italiana. Un sentimento mai sopito, quello dell’essere italiani, tanto che al termine della seconda guerra mondiale, quando il trattato di pace di Parigi tra l’Italia e le potenze vincitrici aveva decretato la cessione dell’Istria e di parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia, circa 350 mila esuli si sono separati dalle terre d’origine. “Loro sono stati italiani due volte: la prima per nascita e la seconda per scelta perché non volevano restare slavi” ha commentato Ponessa.

“Nel 1946, quando avevo due anni, sono salito sul piroscafo ‘Toscana’ con la mia famiglia, composta da otto persone. Abbiamo dovuto lasciare tutto e siamo sbarcati a Taranto, dove sia mo stati accolti nelle case di legno. Non avevamo in realtà una casa: si dormiva uno sull’altro, mentre d’estate si dormiva fuori, correndo il rischio di essere morsicati dalle ‘pantegane’. Questo per mesi, poi ci hanno dato una casa popolare di 40 mq. Potete immaginare come si viveva in otto” ha ricordato Giuseppe Lentini, esule di Pola residente a Garbagnate Monastero. “Noi siamo esuli, non profughi. Pensavamo di dover tornare a casa, invece non siamo più tornati. I miei genitori questa cosa l’avevano capita tanto che avevano gettato le chiavi di casa in mare. Non siamo partiti con i soldi, non avevamo niente in tasca. Le poche masserizie che avevamo portato via da Pola, non ci é stato permesso portarle con noi”.

La testimonianza di Lentini ha rievocato l’esperienza attraverso il racconto che ha sentito dalla sua famiglia. “Io e altri miei fratelli siamo giunti qui al nord, ma eravamo visti come estranei eppure avevamo pagato per tutta l’Italia i danni della guerra. Quando siamo arrivati con il treno a Bologna, il capostazione non ha lasciato scendere nessuno, nemmeno le mamme per prendere il latte per i neonati. Venivamo quasi presi per banditi”.

Roberto Stanzione, presidente della comunità lecchese degli esuli giuliano-dalmati e residente a Valmadrera, aveva invece 17 anni al momento dell’allontanamento dalla sua abitazione. Aveva sempre con sé il tricolore perché “la bandiera è il segno che mi ha identificato e formato. Il patriottismo é un senso di amore, attaccamento alla tradizione, cultura, alla famiglia e alla religione. La patria é qualcosa che non vediamo, ma sentiamo se siamo capaci di immedesimarci nei valori che rappresenta. E io sono orgoglioso di essere italiano”.

La serata si è conclusa con la presentazione del fondo Cristian Pertan (un ufficiale dei paracadutisti della folgore di origine istriana) che ha lo scopo di sostenere l’italianità nelle terre di Istria, Quarnaro e Dalmazia raccogliendo libri, nuovi ed usati, per istituire librerie in quei territori dove ancora oggi vivono comunità italiane.
A ricordo di questa giornata, presso la sede della biblioteca comunale è inoltre possibile vedere, fino al 28 febbraio, una mostra fotografica sulla storia del confine orientale organizzata grazie alla collaborazione dell’associazione ‘Militia Como’.

Michela Mauri
Fonte originale: CasateOnline

La memoria storica delle foibe e dell’esodo degli italiani di Istria, Fiume e della Dalmazia

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Nell’ambito delle celebrazioni della Giornata del Ricordo istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 per ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo, l’Associazione A.D.ES. (Amici e Discendenti degli Esuli), in collaborazione con Fronte Universitario, vi invita all’incontro che si svolgerà mercoledì 18 febbraio presso l’Università degli Studi di Milano alle ore 14.30.
Per info contattaci per email alla casella ades@adesmonzabrianza.it.

La memoria storica delle foibe e dell'esodo degli italiani di Istria, Fiume e della Dalmazia

Monza, il Comune dimentica i martiri delle foibe

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Monza, il Comune dimentica i martiri delle foibe. Allo stesso tempo ricorda benissimo di essere di matrice comunista “sponsorizzando” sul tema un evento dell’Anpi. Ma niente folle oceaniche e tripudio dei presenti: alla manifestazione dei partigiani sulle foibe hanno partecipato 12 persone in tutto. Relatori esclusi. L’associazione Ades che raggruppa gli esuli dalmati ed istriani, cacciati dalle milizie di Tito dopo la seconda guerra mondiale, ha protestato per l’indifferenza dell’Amministrazione di sinistra.

IL COMUNE DI MONZA – Dando il patrocinio alla “versione rossa” delle foibe potrà sempre dire di avere fatto qualcosa. Magari di alternativo e antifascista. E per le 12 persone in sala? Nessun problema. A dir la verità c’era una tredicesima presenza. Inquietante, ma talmente discreta da passare inosservata ai presenti. Il figlio di un esule istriano andato per curiosità ad ascoltare. I “negazionisti” delle foibe e i partigiani di Monza non si debbono scoraggiare vista la scarsa partecipazione. Anche nell’ultima cena nei Vangeli si sostiene fossero in 13. E pensare che in quell’occasione c’era Gesù come “guest star”…

IL COMUNICATO DELL’ADES – Ormai sta diventando un abitudine: ad ogni 10 Febbraio ci troviamo nostro malgrado a dover esprimere tutto il nostro stupore per le iniziative che il comune di Monza patrocina in occasione del “Giorno del Ricordo” dei Martiri delle Foibe e degli Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Anche quest’anno il Comune non ha voluto contatti con chi per anni ha proposto e organizzato eventi in cui i protagonisti erano veri esuli e testimoni del dramma vissuto dalle popolazioni delle terre irredente, ma ha preferito, con l’ormai collaudata noncuranza, scaricare il pietoso compito di ricordare i nostri compatrioti e il loro dramma ad associazioni che preferiscono invece, forse in memoria di antiche affinità e simpatie per la teppaglia titina, invitare dubbi personaggi che quando non negano apertamente la tragedia degli infoibamenti e della pulizia etnica e politica portata avanti sul confine orientale, cercano di giustificarla come rappresaglia verso il fascismo, come se eventuali crimini del regime giustificassero le barbarie perpetrate dai partigiani comunisti titini.

IL PASSATO A MONZA – Monza, città che ha persino ospitato nel dopoguerra un campo profughi istriani, aveva in passato dimostrato sensibilità verso la dolorosa vicenda delle Foibe e dell’Esodo, avendo per anni dimostrato al popolo giuliano e dalmata una solidarietà ininterrotta e coerente: ricordiamo ad esempio il conferimento delle targhe commemorative da parte dell’allora sindaco Mariani agli esuli e ai loro discendenti nel 2008 e l’istituzionalizzazione di una messa in suffragio dei Martiri delle Foibe” celebrata in Duomo ogni 10 febbraio, alla presenza del gonfalone comunale.

IL PRESENTE A MONZA – E’ arrivato a Monza Federico Montini, che con il pretesto di presentare il suo libro dal titolo “Fenomenologia di un martirologio mediatico” ha sostenuto la tesi istituzionale della “Giornata del ricordo” del 10 febbraio con le sue teorie che portano a spiegare come la vicenda delle foibe si dovrebbe inserire nel “contesto del ‘900 italo-jugoslavo”. Non solo, ma a sostegno della linea giustificazionista dei massacri, ha portato come testimonianza “l’uso manipolatore che in Italia alcuni farebbero del Giorno del Ricordo”. Contento lui e il Comune…

Fonte:  Nuova Brianza

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