Una legge per ricordare

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Il pensiero di chi ha difeso la memoria e finalmente ha ottenuto il riconoscimento legislativo auspicato e meritato

“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Questo dice la legge che nel 2004 istituiva il Giorno del Ricordo. Solamente nel 2004, a quasi 60 anni di distanza da quei tragici eventi che colpirono una parte d’Italia. Perché è bene ricordare che le terre d’Istria Fiume e Dalmazia erano Italia. Ci hanno portato via, con una brutalità inaudita, un pezzo d’Italia.

Sessant’anni di vergognoso silenzio. Nessuno parlava di foibe ed esodo. Nessuna conferenza nessun convegno pubblico, men che meno nelle scuole. Quello che è successo sul finire della seconda guerra mondiale nelle terre d’Istria Fiume e Dalmazia, è una vera e propria pulizia etnica compiuta ai danni degli italiani dai partigiani comunisti titini, che avevano l’ordine di indurre i nostri connazionali ad andare via con pressioni di ogni tipo. E poi il dramma delle foibe, cavità tipiche del territorio carsico. Inghiottitoi, profondi anche centinaia di metri, in cui furono gettati circa 10 mila italiani, spariti nelle viscere della terra.

E se in Istria c’erano le foibe, in Dalmazia gli italiani venivano prelevati, portati al largo delle coste e gettati in mare con braccia e gambe legate. Dovevano far sparire gli italiani e cosi hanno fatto. La popolazione non poteva vivere nel perenne terrore e così si ebbe un esodo di massa: 350 mila italiani abbandonarono quelle terre. Abbandonarono le proprie case, i propri monumenti, i propri cimiteri, abbandonarono tutto per non rinunciare all’Italia. Infatti gli esuli, come amano definirsi, sono italiani 2 volte: una per nascita e una per scelta. E c’è ancora chi nega tutto questo e purtroppo ci sono istituzioni che danno loro spazio, anche oggi, nel 2015. Ma noi non dimentichiamo e continueremo a mantenere vivo il Ricordo. Lo dobbiamo fare per le migliaia di nostri connazionali morti, la cui unica colpa era quella di essere italiani.

Daniele Ponessa (A.D.ES delegazione Monza e Brianza)

CdG

Monza, il Comune dimentica i martiri delle foibe

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Monza, il Comune dimentica i martiri delle foibe. Allo stesso tempo ricorda benissimo di essere di matrice comunista “sponsorizzando” sul tema un evento dell’Anpi. Ma niente folle oceaniche e tripudio dei presenti: alla manifestazione dei partigiani sulle foibe hanno partecipato 12 persone in tutto. Relatori esclusi. L’associazione Ades che raggruppa gli esuli dalmati ed istriani, cacciati dalle milizie di Tito dopo la seconda guerra mondiale, ha protestato per l’indifferenza dell’Amministrazione di sinistra.

IL COMUNE DI MONZA – Dando il patrocinio alla “versione rossa” delle foibe potrà sempre dire di avere fatto qualcosa. Magari di alternativo e antifascista. E per le 12 persone in sala? Nessun problema. A dir la verità c’era una tredicesima presenza. Inquietante, ma talmente discreta da passare inosservata ai presenti. Il figlio di un esule istriano andato per curiosità ad ascoltare. I “negazionisti” delle foibe e i partigiani di Monza non si debbono scoraggiare vista la scarsa partecipazione. Anche nell’ultima cena nei Vangeli si sostiene fossero in 13. E pensare che in quell’occasione c’era Gesù come “guest star”…

IL COMUNICATO DELL’ADES – Ormai sta diventando un abitudine: ad ogni 10 Febbraio ci troviamo nostro malgrado a dover esprimere tutto il nostro stupore per le iniziative che il comune di Monza patrocina in occasione del “Giorno del Ricordo” dei Martiri delle Foibe e degli Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Anche quest’anno il Comune non ha voluto contatti con chi per anni ha proposto e organizzato eventi in cui i protagonisti erano veri esuli e testimoni del dramma vissuto dalle popolazioni delle terre irredente, ma ha preferito, con l’ormai collaudata noncuranza, scaricare il pietoso compito di ricordare i nostri compatrioti e il loro dramma ad associazioni che preferiscono invece, forse in memoria di antiche affinità e simpatie per la teppaglia titina, invitare dubbi personaggi che quando non negano apertamente la tragedia degli infoibamenti e della pulizia etnica e politica portata avanti sul confine orientale, cercano di giustificarla come rappresaglia verso il fascismo, come se eventuali crimini del regime giustificassero le barbarie perpetrate dai partigiani comunisti titini.

IL PASSATO A MONZA – Monza, città che ha persino ospitato nel dopoguerra un campo profughi istriani, aveva in passato dimostrato sensibilità verso la dolorosa vicenda delle Foibe e dell’Esodo, avendo per anni dimostrato al popolo giuliano e dalmata una solidarietà ininterrotta e coerente: ricordiamo ad esempio il conferimento delle targhe commemorative da parte dell’allora sindaco Mariani agli esuli e ai loro discendenti nel 2008 e l’istituzionalizzazione di una messa in suffragio dei Martiri delle Foibe” celebrata in Duomo ogni 10 febbraio, alla presenza del gonfalone comunale.

IL PRESENTE A MONZA – E’ arrivato a Monza Federico Montini, che con il pretesto di presentare il suo libro dal titolo “Fenomenologia di un martirologio mediatico” ha sostenuto la tesi istituzionale della “Giornata del ricordo” del 10 febbraio con le sue teorie che portano a spiegare come la vicenda delle foibe si dovrebbe inserire nel “contesto del ‘900 italo-jugoslavo”. Non solo, ma a sostegno della linea giustificazionista dei massacri, ha portato come testimonianza “l’uso manipolatore che in Italia alcuni farebbero del Giorno del Ricordo”. Contento lui e il Comune…

Fonte:  Nuova Brianza

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